domenica 2 gennaio 2011

Ben Barnes: «Altro che rockstar, sono un principe»

A noi piace pensare che sia merito dei suoi genitori. Non capita tutti i giorni, infatti, di avere come “consulenti” un padre psichiatra e una madre psicoterapeuta. Risultato, Ben Barnes è psichicamente sano come un pesce. E bello come il sole. È capace di essere sia una superstar del fantasy (nel film Le cronache di Narnia: il viaggio del veliero, nelle sale) sia un attore teatrale di spessore (nella pièce Birdsong, al Comedy Theatre di Londra fino al 15 gennaio). È uno degli attori inglesi più acclamati della sua generazione (Il ritratto di Dorian Gray, Easy Virtue, Un matrimonio all’inglese) e ha un gran senso dell’umorismo: «La mia carriera di popstar è durata quattro minuti, il tempo di cantare in eurovisione con la mia boyband, gli Hyrise, al Festival televisivo della canzone europea nel 2004. Poi ci hanno cancellato dal cosmo musicale», racconta. Ebbene, questo fa pensare che Ben Barnes, 29 anni, un metro e 85 di altezza, londinese di Wimbledon, single (causa mancanza di tempo per l’amore) sia capace di giocare con generi diversi mantenendo lo stesso fascino.
Com’è stato tornare sul set? Lei è già stato protagonista di “Le cronache di Narnia: il principe Caspian”…
«È stato positivo, per me, che siano passati tre anni dal primo “Narnia”. Da allora a oggi ho fatto altri due film, Dorian Gray e Easy Virtue, che mi hanno aiutato a farmi le ossa. Quando ho girato Il principe Caspian ero teso, agitato, mi sentivo come un bambino al suo primo giorno di scuola. Questa volta avevo più fiducia in me stesso».
Il principe Caspian è cresciuto, è diventato un adulto?
«Certo. Dopo tre anni torna per governare le sue terre, diventa re. Non è molto sicuro di essere l’uomo giusto per questo lavoro e soffre per essere rimasto orfano, quindi è ancora vulnerabile, ma ha le capacità per fare il leader. Nel nuovo “Narnia” c’è molta azione e io mi sono letteralmente scatenato con la mia spada: mi sentivo un eroe medievale. È stato divertente».
Il regista è Michael Apted, a cui dobbiamo film come “Gorky Park”, “Cuore di tuono” e “Agente 007 il mondo non basta”. Come è stato lavorare con un lui?
«Buffo. La prima volta che l’ho incontrato mi ha confidato che era terrorizzato all’idea di girare un film come questo, diffuso su larga scala. Ha lasciato che tutti potessimo recitare reimmaginando la nostra infanzia e siccome, a suo giudizio, la storia è molto inglese, mi ha permesso di farlo con il mio accento naturale».
Il fatto che il film sia in 3D che conseguenze ha avuto nella lavorazione?
«È molto di moda, oggi, produrre in 3D, è una tecnica che aggiunge un potenziale notevole alle immagini, ma ci sono molti modi di farlo. Uno “cheap”, uno mediocre e uno lussuoso. Apted ha scelto la terza ipotesi e il risultato è geniale!».
È vero che, da piccolo, ha letto i libri di Clive Staples Lewis, l’autore delle “Cronache di Narnia”»?
«Sì, quando avevo otto anni. Il viaggio del veliero è il mio preferito in assoluto. Quindi può immaginare come mi sono sentito quando mi hanno proposto il ruolo! È stato incredibile vedere come, anche a distanza di vent’anni, mi ricordassi di tutte le sensazioni che avevo provato da bambino».
In questo momento è a teatro con il dramma, tratto dal romanzo di Sebastian Faulks, “Birdsong”. Qual è il suo ruolo?
«Interpreto Stephen Wraysford, un uomo che l’autore descrive in diversi momenti della sua vita, prima e dopo la Prima guerra mondiale. Ho amato questo libro, mi ha fatto piangere. L’io narrante del romanzo è talmente empatico che non si può fare a meno di immedesimarsi in lui. E l’autore è l’uomo più adorabile e affettuoso che abbia incontrato nella mia vita».
Dove la vedremo in futuro?
«Ancora al cinema. Ho fatto un film intitolato Killing Bono, dove sono una rockstar fallita. È la storia vera di Neil McCormick, che oggi fa il critico musicale, un ex compagno di classe di Bono, il leader degli U2, che mise insieme una band ma non ebbe mai successo. Neil odiava Bono e ha passato 10 anni autocommiserandosi perché non riusciva a diventare famoso come lui. È l’unico “script” che mi abbia fatto ridere dalla prima pagina all’ultima».
Si tratta di un ruolo comico?
«Il film è molto divertente e io mi aggiro con pantaloni di pelle, fingendo di essere una rock-star. Farò ridere di sicuro».

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